MEIS
-0-
-1-
-2-
-3-
-4-
-5-
-6-
-7-
-8-
-9-
-10-
-11-
-12-
-13-
Titolo Progetto
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah

Descrizione progetto
Restauro e estensione del carcere di Piangipane Concorso, progetto vincitore

Luogo
Ferrara

Committente
Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna Comune di Ferrara Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara

Equipe di progetto
Architettura – Appaltatore fino al 2016: Scape s.p.a nella persona del suo socio Alessandro Cambi ed il team della società
Strutture: Studio Arco
Consulente geotecnico: L.Tomesani
Impianti: Studio Arco con Thyke Europa s.r.l.
Antincendio: S.La Malfa
Sicurezza in fase di Progettazione: Gianfranco Gaudenzi
Allestimento Museale: Vertov – L.Scarzella con G.Carluccio, E.Gabbioneta, O.Quarenghi
Grafica: Vertov – L.Scarzella con Alizarina s.a.s.
Paesaggio: Antonio Stignani


Incarico
Completo (design e direzione lavori)

Cronologia
2011 - 2016

Dati progetto
Superficie 10.100mq 
Classe energetica Classe A

Budget
32.500.000 €

Il progetto del MEIS ci ha posto di fronte ad un luogo, ad un paesaggio inteso nel senso più esteso del termine, complesso ed eterogeneo. Un museo, ma anche un luogo della memoria, parte della città, delle coscienze, della coscienza collettiva: un monumento. Un progetto di molteplici paesaggi, di nature eterogenee, quali lo scenario urbano della darsena ed il quartiere che ne deriva a sud ovest del castello estense, l’ex carcere luogo sospeso ed interrotto, il rapporto imprescindibile della città di Ferrara con la cultura ebraica, il paesaggio delle memorie che attraversano e si intrecciano in un luogo così articolato. Un insieme di tracce, di segni, fisici ed intangibili, ordinati e significati attraverso il progetto architettonico. Progetto che nasce da un lavoro sostanziale sulla preesistenza, contribuendo a quella naturale stratificazione di tracce, di segni, di sedimenti che da sempre hanno costruito le città italiane nella loro naturale evoluzione. Come Giano bifronte l’identità del pensiero di questo progetto si costruisce sul duplice sguardo, rivolto contemporaneamente al passato e sul futuro. Un atto critico seleziona gli elementi salienti su cui impiantare le nuove funzioni del museo: l’orientamento, la giacitura dei segni, la misura e la scala urbana, il recinto, interrotto per aprire il luogo alla città. L’apparato murario, fondamento tipologico dell’ex carcere, diviene infatti luogo da cui rigenerare il rapporto con la città modificando, la chiusura in apertura, la distanza in prossimità. Il museo dell’ebraismo italiano sarà un museo della città, un museo per la città, un luogo aperto: alcune parti saranno accessibili liberamente, come la hall di ingresso, il bookshop, i ristoranti, una parte delle esposizioni temporanee, il giardino, luogo immaginario “ al di là del muro”, in continuità con i giardini ferraresi, dall’addizione erculea di Corso Ercole I d’Este, fino al Giardino dei Finzi Contini. Volumetricamente i 5 elementi in sequenza, richiamano in modo simbolico i 5 capitoli della torah, il Pentateuco, divenendo al tempo stesso contenitore ma anche contenuto: il libro è metafora della conoscenza e della ragione. Questo museo non sarà solo raccolta di oggetti anche bellissimi, ma strumento e luogo per comunicare significati idee, memorie, incubatore di nuova cultura comune.